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Sala Leonardo Ferri
Studi Sindonici di Lorenzo Ferri (1929-1975)

Quest’ala rievoca l’atmosfera della sala sindonica dello Studio Ferri. Lorenzo Ferri tra i pionieri della Sindonologia, ha studiato la Sacra Sindone per 46 anni: dal 1929 si è dedicato alla ricostruzione del volto sindonico, ma presto intuì che è impossibile senza l’intera restituzione corporea. Si può seguire il progredire degli studi nelle successive ricostruzioni del Volto. Nel 1949-1950 elaborò un metodo sperimentale per verificarne l’esattezza, prima di affrontare la ricostruzione totale del corpo. Invitato al 1° Congresso Internazionale Sindonologico, a Roma nel 1950, il Volto sindonico illuminato del 1933 riscuote grande successo. Mentre prosegue con il nuovo metodo la ricerca del Volto, sempre più scarno, nel 1951 scopre il valore tridimensionale delle impronte (anticipando di 26 anni il computer della Nasa che ha prodotto un bassorilievo rudimentale, poiché non tenta l’accordo tra le due immagini, e di quasi cinquanta il modello tridimensionale del team di Bologna nel 1999). É stato il primo non solo a intuire la potenzialità tridimensionale del Telo di Torino, ma a verificarla. La ricostruzione plastica tuttavia è stata una graduale conquista, nel restituire pazientemente la volumetria di origine al corpo sotto il telo. Già nel 1951 nella Restituzione del corpo dell’uomo della Sindone a 1/4, ha individuato per primo la posizione a S del corpo, e altre ipotesi, come la spalla sinistra lussata collegata con la mano sinistra forata nel metacarpo e non nel polso, l’altezza presuntiva di circa 1 metro e 85. Presenta nel 1952 i risultati al Papa Pio XII, che incontrerà di nuovo nel 1954. L’immagine sindonica non è una proiezione ortogonale; la sua ipotesi di lavoro è che si tratti di impronta per contatto. L’immagine frontale e quella dorsale si limitano a vicenda e l’una condiziona l’altra, per cui vi è una sola posizione del corpo nello spazio in cui le due immagini coincidono, tramite il modellato anatomico, e che consenta l’aderenza completa del telo. L’immagine è continua: trova nel 1971 il collegamento al sommo del capo, impronta più lieve. Le impronte sulla Sindone non sono immagini fotografiche benché si studino sul negativo fotografico dalle lastre di Giuseppe Ernie- e Ferri dal 1960 sul positivo- ma sviluppo su piano di superfici volumetriche. Stabilisce che non si deve cercare corrispondenza di misure tra immagine sindonica e corpo che ha impresso l’immagine, poiché occorre prima restituirlo al volume, e plasma il corpo solido su cui il telo possa tornare a modellarsi. Appena terminata nel 1968 la Ricostruzione plastica RP1, l’obiettivo primario, assieme al figlio Leonardo, è la restituzione globale del corpo, le restituzioni del Volto diventano un corollario. Delinea le fasi della Deposizione della croce in 4 piccole sculture. L’ultima fase dello studio della Passione Sindonica si conclude con la ricostruzione del Flagello a 5 e a 6 elementi, ad opera di Silvio Mizzon, con cui Ferri ha eseguito una serie di test sperimentali per determinare l’effetto dei colpi. Definisce nel 1972 la slogatura della spalla sinistra su un Busto altorilievo, che diventa poi Busto degli emivolti, con un metodo simile a quelli usati dalla medicina legale, per depurare il volto delle tumefazioni. L’andamento dei colpi di flagello riportati sulla ricostruzione del 1968, e test sperimentali confermano l’ipotesi che l’uomo della Sindone sia stato flagellato con le braccia in alto, culminando nella Ricostruzione plastica RP2 e nel Flagellato nel 1975. Il figlio e collaboratore Leonardo continuerà gli studi sindonici, promuoverà mostre, terrà conferenze in varie città e su canali televisivi, pubblicherà articoli e libri; promotore instancabile della realizzazione del Museo Lorenzo Ferri a Cave.

Questa sala inoltre raccoglie i bozzetti originali per la Porta Janua Coeli (1968-1970) di Santa Maria Assunta di Cave.

Telo con riproduzione della sindone

(1964), cm 436×150

Volto Borgongini

(1933), terracotta patinata, cm 32x20x34,5

Volto CHRISTUS

(1937-1938), gesso patinato, cm 32x46x20

Volto sindonico su fondo rettangolare

(1948), gesso, cm 28,5x12x41,5

Volto sindonico rivolo a 3 in rilievo sulla fronte

(1949), gesso, cm 32×15,5×36,5

Volto Spinelli

(1951), marmo, cm 31x24x15

Volto Spinelli

(1951), gesso dipinto, cm 31x25x12

Volto Felbermayer

(1954), gesso senza collo, cm 26x13x30,5

Volto Vitt

(1966), cera, cm 34x27x10

Volto Vitt, occhi socchiusi

(1961), gesso, cm 27x33x11

Volto sindonico, capelli abbozzati

(1970), terracotta, cm 32x36x10

Volto frustato

(1971), gesso dipinto, cm 33x39x10

Volto acquisito

(1950), gesso, cm 31,5x36x14

Volto vivo

(1950), gesso, cm 31,5x36x14

Volto vivo Spinelli

(1950), gesso, cm 27x31x14

Volto vivo Judica Cordiglia

(1951), gesso, cm 27x31x14

Volto vivo imberbe

(1951), gesso, cm 31x31x14

Volto vivo ritrovato

(1973), gesso, cm 27x32x15

Gesu inchiodato sulla croce a terra

(1953-1961), olio su tela, cm 247×122

Foto Volto sindonico

(1960), Ingrandimento fotografico positivo, cm 77×96

Foto Volto sindonico

(1950), Ingrandimento fotografico negativo, cm 84×100

Grafico del volto - lettura dell'asse di simmetria deviato

(1949), carboncino su carta spolvero, cm 120×90

Volto vivo sindonico

(1958), carboncino su carta spolvero, cm 100×132

Porta Janua Coeli

(1968-1970), gesso al vero, cm 226×520

Porta Janua Coeli

(1970), bozzetto in gesso patinato, cm 50×101

Porta Janua Coeli

(1970), bozzetto in gesso patinato, cm 50×106

Porta Janua Coeli

(1970), bozzetto in gesso patinato, cm 50×106

Ricostruzione plastica al vero - RP1

(1966-1968), resina, cm 54×198

Volto sindonico illuminato

(1933) disegno a sanguigna, cm 52×80

Ritratto di Gesu

(1970) disegno a pastello, cm 60×85

Crocifisso sindonico

(1952) gesso su croce in legno a un quarto, cm 70x52x18

Uomo della sindone vivo in piedi braccia aperte

(1953) gesso a un quarto, cm 56x30x15

Le fasi della deposizione dalla croce

(1974) quattro figure in bronzo

Riproduzione fotografica della sindone da lastra originale

(1933) di G. Enric, cm 13×43

Coppia di piedi seconda maniera

(1967-1968) resina con basamento, cm 30×13

Coppia di mani seconda maniera

(1967-1968) resina con basamento, cm 28×28

Coppia di piedi prima maniera

(1950-1960) gesso con basamento, cm 32×17

Coppia di piedi seconda maniera

(1967-1968) gesso con basamento, cm 33×24

Coppia di mani seconda maniera

(1967-1968) gesso con basamento, cm 30×20

Coppia di mani prima maniera

1950-1960) gesso con basamento, cm 30×26

Coppia di mani seconda maniera

(1967-1968) gesso con basamento, cm 32×18

Maschera cadaverica

Calco gesso, cm 26×16

Cavour, volto cadaverico

Calco gesso, cm 30×18

Trilussa, volto cadaverico

Calco gesso, cm 20×17

Mazzini, volto cadaverico

Calco gesso, cm 27×15

Borgongini duca, volto cadaverico

Calco gesso, cm 20×18

Tolstoj, volto cadaverico

Calco gesso, cm 20×36

Beethoven, volto cadaverico

Calco gesso, cm 22×16

Maschera cadaverica con fasciatura

Calco gesso, cm 24×21

Valtorta, volto cadaverico

Calco gesso, cm 13×21

Negretto, volto cadaverico

Calco gesso, cm 24×15

Volto cadaverico sindonico RP2

(1973) Gesso su piedistallo, cm 22×13

Crocefisso, Madonna apostoli e Longino a cavallo

(1956) Olio su tavola, cm 296×154

Ricostruzione figura intera al vero dell'Uomo della Sindone

(1952-1954) Studio disegnato Cianografico, cm 210×70

Ricostruzione plastica al vero RP2

(1972-1975) Statua in gesso al vero, cm 62×197

Ricostruzione plastica al vero RP2

(1972-1975) Statua in gesso al vero, cm 62×197

Busto altorilievo della ricostruzione della spalla lussata

(1972) Gesso, cm 56x40x18

Busto altorilievo, con quattro emivolti

1972) Gesso dipinto, cm 56x42x18

Busto altorilievo, con quattro emivolti

1972) Gesso dipinto, cm 56x42x18

Busto sindonico con chiodi e colature ematiche

(1953-1958) Gesso, cm 54x30x44

Busto altorilievo, con quattro emivolti

(1972) Gesso dipinto, cm 56x42x18

Busto vivo Cristo-Mose

(1938) Gesso patinato, cm 75x30x66

Busto vivo Cristo-Mose

(1938) Gesso patinato, cm 75x30x66

Ricostruzione del flagellum

(1972) Ricostruzione al vero a cura di Silvio Mizzon

Ricostruzione al vero del teschio sinfonico

(1974) Gesso, cm 20x20x15

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Non solo si doveva bilanciare lo slancio verticale della magnifica chiesa barca, ma anche la piattaforma a tre metri dal piano del pavimento, il che “…poneva grandi problemi di rapporti di misure, armonizzazione di linee, di masse e volumi. le misure, secondo lo scultore, dovevano essere suggerite dagli stessi rapporti costruttivi del tempio: il rettangolo doppio quadrato, 1:2” … “L’eccezionalità del carattere monumentale.. escludeva gli elementi del presepio tradizionale, eliminando quei tratti folcloristici e pittorico teatrali, pur d’effetto, ma fondeva gli elementi paesistici e della grotta per delineare con le masse una linea curva concava…”.
Nella relazione si legge che “… la simmetria, obbligata, era resa meno geometricamente scontata da una zona dinamica di linee a sinistra e una statica a destra equilibrantesi al centro nel Bambino, punto di convergenza anche della luce, massima e calda al centro, freddo e lunare ai lati, una illuminazione senza ombre..”.
Lo scultore montò una piattaforma in scala nel suo studio, per misurare gli effetti di scorcio e correggerli prospetticamente. Tutto questo si è perso, assieme alla configurazione originale delle statue, alle scenografia, all’ambientazione in Sant’Andrea della Valle e al ‘fuoco fisso’ dell’osservazione. Le statue , ridotte all’essenziale, hanno oggi una diversa rilevanza. Il bambino appare sovradimensionato per ragioni prospettiche sia perché la Madonna si trovava nel punto più alto della scena a oltre tre metri, sia prece doveva essere la replica esatta di quello ‘modellato da San Vincenzo Pallotti’ e come quello antico, smontabile per essere mostrato ai fedeli. In 3 mesi lo scultore realizzò i bozzetti delle statue a 1/3, compreso un plastico illuminato. Le statue furono abbozzate nude e poi vestire: si effettuò una ricerca storica e poi, per la posa, si noleggiarono i costumi dalle sartorie teatrali. Posò il figlio Sirio per il San Giuseppe, per il re Assiro l’ex campione di boxe Erminio Spalla, per il re Indiano inginocchiato un nerboruto ospite ottantenne del Cottolengo Don Orione, la testa è l’autoritratto dello scultore. Le statue furono realizzate in 9 mesi. Ferri rielaborò la Madonna michelangiolesca e San Giuseppe in senso spiritualistico: “..o tradizionalistico-classico, non soddisfacevano l’artista e i padri. Mi ritirai nel mio studio: c’erano la parte centrale, la parte spirituale, la più importante, dell’opera. Furono 60 giorni di lavoro continuo. Lavorai di giorno, lavorai di notte per vedere su luci violente gli effetti plastici”…”distaccare nettamente il mondo materiale, raffigurato dai Re magi, esaltando il mondo spirituale, raffigurato dai Re magi, esaltando il mondo spirituale con le linee purissime e semplici della Vergine”.
L’evoluzione stilistica della sua ricerca lo porterà a un cambiamento sostanziale nelle forme e nei panneggi che si può apprezzare anche contemporaneo bozzetto per il concorso di secondo grado per le Porte di San Pietro. I padri Pallottini in seguito, pressati da difficoltà economiche, perderanno interesse, e il presepe sarà collocato nella cripta della Chiesa Regina Pacis, dove verrà inaugurato nel 1952. Questo grande spazio voltato a crociera, ambiente particolarmente suggestivo, oggi accoglie degnamente il Presepe Monumentale.